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La Sardegna secondo Sechipe

Il documentarista sassarese racconta il suo impegno per la tutela dell’ambiente

16-08-2010 | Persone | Gabriele Sardu
Un uomo innamorato della Sardegna. Giuseppe Sechi, documentarista sassarese racconta la sua terra affidando alle immagini le emozioni di un continente tutto da scoprire. Sechipe - è lo pseudonimo che lo accompagna da decenni - ha iniziato il suo percorso artistico molto tempo fa, attraverso il linguaggio della poesia.
«Mi ritengo un creativo e ogni forma espressiva riesce a rapirmi»
Sechipe ha scelto i versi per la sua comunicazione. Ma con la nascita delle tv private, ha affidato alle immagini il suo narrare.
«Ricordo uno sceneggiato che avevo realizzato e che il pubblico apprezzò molto, s’intitolava: “Racconti di clown”. Una produzione che incuriosì perfino la Rai».
E il suo amore per la Sardegna, com’è stata coniugata?
«Viviamo in un luogo unico al mondo, dove mare, natura e fauna si sposano perfettamente. Possediamo dei tesori che in tanti cercano di usurpare. È nostro dovere, tutelarli e custodirli gelosamente».
Da qui parte il messaggio più intimo di Sechipe, impegnato soprattutto nella salvaguardia del paesaggio e nel coinvolgimento dei ragazzi sui temi legati alla natura. Il più noto tra i suoi progetti è di sicuro “Adotta un'albero” un vero e proprio patto di amicizia (come egli stesso lo definisce) tra Sechipe e gli studenti delle scuole per la tutela del patrimonio ambientale dell'isola.
«Ci sono voluti secoli perché si formassero le foreste ed è nostro dovere fare di tutto per proteggerle, basta un attimo per compromettere tutto. Parlare con i ragazzi significa illustrare loro le bellezze della loro terra, mostrare le peculiarità che la Sardegna può offrire, le specie animali e le biodiversità che questa può vantare. Alla fine sono loro stessi a sentirsi custodi di queste ricchezze»
Sechipe, parlando di alberi secolari, usa il termine “monumenti” proprio per sottolinearne il valore.
«“Difendiamo la natura” è una frase che dicono tutti – sottolinea Sechipe – ma impegnarsi sul serio per la difesa dell'ambiente è ben altra cosa. Ci vogliono passione e tenacia. Bisogna toccare con mano determinate realtà, nel bene e nel male...
...che significa?
«La Sardegna offre luoghi in cui l'uomo, a contatto con la natura, raggiunge la propria essenza più alta. Posti magnifici dove puoi trovare querce secolari o specie animali di razze incredibili...
...ma sono necessari appostamenti?
«(sorride) Beh per gli alberi no! Per il resto, sì! E possono durare molto tempo. Quando ad esempio vado a filmare uccelli particolari, scelgo una posizione che non sia a ridosso del nido. Non voglio disturbare i momenti di intimità coi piccoli. Vederli centrati nella macchina da presa, dopo ore e ore di attesa, è un’emozione indescrivibile. Hai raggiunto il tuo scopo. Questo magari accade verso sera e tu sei là dall’imbrunire del giorno prima. Per filmare gli aironi cenerini, specie assai diffidente, mi apposto la notte precedente ed attendo. È molto interessante il cavaliere d’Italia, un elegantissimo trampoliere che riesci a riprendere solo se sei ben mimetizzato nella vegetazione. Non parliamo poi dei fenicotteri. Le attese nelle zone umide sono ancora più faticose e non proprio salutari. Ma questi sono dettagli, l’aspetto importante è riuscire a “prenderli” col tuo obiettivo. Come dei cacciatori, solo che sul mio “grilletto” c’è scritto “REC” e non spara proiettili, ma coglie emozioni ed istanti».
Durante gli appostamenti il tempo scorre lentissimo, cosa si fa per ingannare la noia?
«In realtà non riesco a parlare di noia. Sai che sei là per fare una cosa. Ti prepari e attendi, ma nel frattempo: leggi, scrivi, pensi e contempli tutto quello che ti sta intorno. Quando poi giri delle buone immagini, non ti rendi più conto del tempo che hai speso prima, perché lo avevi messo in conto. Pensi più che altro alle emozioni che i tuoi filmati regaleranno alla persone, ai bambini».
Ci sarà poi un interessante risvolto economico…
«(il sorriso di Sechipe si trasforma in una sonora risata). I soldi sono molto importanti per vivere, ma se avessi fatto questo mestiere per guadagnare, lo avrei subito lasciato, perché davvero non è affatto remunerativo. In termini di ore spese, di impegno, di sacrifici, quanto costa fare un documentario? Talmente tanto che nessuno mai lo finanzierebbe. Mi basta avere il tanto per vivere sereno e continuare a fare ciò che più mi piace».
Le parole di Sechipe, lo dicono i suoi occhi e il suo sorriso, sgorgano davvero dal cuore, i racconti non sono mai banali, né scadono nella retorica. Sono tutte esperienze di vita, vissute in prima persona, in giro per la Sardegna.
«Non posso dimenticare l’incontro molto ravvicinato con un cormorano. Mi trovavo a Porticciolo, nell’insenatura tra Porto Ferro e Cala Inferno, in zona di Alghero. Ci sono volute due ore di approccio lentissimo per conquistare la sua fiducia. Piccoli passetti in avanti e qualcuno indietro per riuscire ad accarezzarlo. Non racconto frottole…è tutto filmato!».
Cambiando un po’ discorso, torniamo a parlare ancora di territorio. In Sardegna è ancora possibile “scovare” luoghi vergini e incontaminati?
«Per fortuna sì! E non solo nell’entroterra. Mi viene in mente la spiaggia di Tinnari tra l'Isola Rossa e Costa Paradiso. Un contesto unico nel suo genere dove si trova il bosco, il fiume, la sabbia e molte sculture…chiamandole rocce mi sembra di non riuscire a rendere l’idea. Il fatto che non sia agevole da raggiungere le ha consentito di rimanere inalterata e affascinante, senza mai subire l’invasione estiva. Altroché Costa Smeralda!».
In tutto questo pellegrinaggio isolano com’è nato il progetto “Adotta un albero” che quest’anno ha raggiunto lo storico traguardo della decima candelina?
«Lo spiego con due parole. Adotta un albero è la conseguenza di ciò che abbiamo detto prima. L’amore per la natura e la volontà di tutelarla attraverso l’educazione nelle scuole non poteva condurre altrove. Grazie alla sensibilità di un ipermercato cittadino, l’idea è stata sviluppata e ampliata anno dopo anno, sino a diventare un evento a carattere regionale. Questo significa (ed ha significato) incontrare migliaia di studenti a cui io, in prima persona, e il mio staff, abbiamo parlato di ambiente. I ragazzi mostrano sempre un forte interesse per questi argomenti e le molte domande che ci pongono alla fine sono una chiara testimonianze».
Cosa si fa per accattivare l’interesse dei giovani, sottoposti ogni giorno a tantissimi stimoli?
«Non è difficile. Basta parlare la loro lingua. Le attività che Adotta un albero prevede, alterna momenti di attenzione, rivolta ai documentari che proponiamo, al dibattito, fino a quando arriva la parte più bella per tutti: l’escursione all’aperto e la messa a dimora di nuove piante».
Parlava di documentari, quali in particolare?
«Scegliamo di mostrare ai giovani le immagini legate agli incendi e a cosa questi portino. Sono filmati molto duri che ho realizzato negli anni. Riescono sempre a colpire chi li guarda perché da questi si comprende la forza distruttrice delle fiamme. Un comportamento superficiale o una disattenzione possono arrecare morte e distruzione. Per questo si deve lavorare sulla prevenzione e sull’educazione dei ragazzi. Il fuoco, che ogni anno flagella la nostra terra (e non solo) è l’inferno, contrario a quel paradiso che abbiamo descritto all’inizio. Far capire il pericolo degli incendi e ciò che questi portano, significa formare una generazione consapevole e più sensibile ai temi dell’ambiente».
Questi documentari sono il frutto di anni di lavoro e di passione?
«E qualche rischio. Non nascondo che per girare qualche fotogramma mi son trovato in mezzo a situazioni difficili e pericolose. Il fuoco lo devi conoscere e solo quando sai come si comporta riesci a controllarlo e ad uscirne vivo. Ricordo una volta, era il 1995, mi trovavo ad Osilo, durante uno spaventoso rogo. Vidi da lontano un volontario che non si era accorto di avere le fiamme alle spalle. Corsi per avvertirlo, ma le alte temperature della zona circostante mi tolsero il respiro. Riuscii nel mio intento, ma solo l’intervento di mio figlio mi levò dai guai. Il giorno dopo nei pressi del Bunnari mi capitò un episodio analogo. Poi più niente per fortuna. Ma quanta gente mette a repentaglio la propria vita in estate per fermare gli incendi e la follia di chi li appicca. Per questo lo dico e lo ripeto senza stancarmi mai difendiamo la natura, l’ambiente, la nostra Sardegna».
Sechipe - Header Roverella di Illorai Sechipe sul Monte Albo

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