Il frastuono dei campanacci si avvicina con passo cadenzato. E’ sera: il carnevale barbaricino è appena all’inizio. Severi e inesorabili i Mamuthones di Mamoiada avanzano nella via: pelli nere di pecora sopra il consueto abito di velluto marrone. Una maschera di legno dai tratti drammatici ad alterare i connotati degli uomini col capo avvolto da un fazzoletto.
A pochi passi gli Issohadores, in genere non più di otto, a segnare il ritmo della sfilata e il suono dei grappoli di campanacci dei Mamuthones.
Le origini di queste maschere antropomorfe affondano le radici lontano dai confini isolani: Grecia, Tracia ed Istria. Ma la vera genesi non è ancora ben codificata: non si sa se queste figure rappresentino la vittoria dei pastori barbaricini, (gli issohadores), sui mori invasori (i mamuthones) o se la sfilata enfatizzi la sottomissione del bue operata dall’uomo. Un fatto è indiscutibile: il fascino che conservano e il turbamento che suscitano durante ogni esibizione.
Non meno coinvolgente il carnevale di Ottana e le sue maschere. Pelli di pecora bianca, una maschera taurina dalle corna pronunciate e una cintura di campanacci. Sono i boes legati da una corda ai loro Merdùles, (dal sardo: mere de ules, e cioè il padrone del bue), in cui sono evidenti le tracce degli antichi culti del Mediterraneo arcaico.
I boes sono indisciplinati e creano scompiglio tra la folla, durante le sfilate. Il loro padrone li sorveglia e con un bastone è pronto a domarli. Si pensi al rito dell’aggiogamento.
Chiude la scena, la lugubre Filonzàna, la filatrice vestita di nero: un chiaro richiamo alle moire greche, le donne che stendono, misurano e tagliano il sottile filo della vita.
Emozioni e mistero coi Mamutzònes di Samugheo. Anche questa una testimonianza arcaica del ciclo della natura che nasce a nuova vita. S’urtzu è la rappresentazione di Dioniso, ha una maschera zoomorfa e indossa un’intera pelle di capro con la testa attaccata. E’ tenuto per la vita da su Omadòre, il suo guardiano, e ogni tanto cade a terra fingendo la passione che precede la sua morte. I Mamutzònes, seguaci di Dioniso, si riconoscono dal copricapo di sughero con corna caprine e bovine, hanno il volto annerito dal sughero bruciato e nella loro danza circondano s’urtzu.